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Racconti (miei)

Li inserirò prossimamente...

Intanto inserisco l'ultimo che ho scritto, che è stato pubbblicao su l'Azione di Vittorio Veneto (giugno 2000).

 

 

 

IL CATACLISMA

(pubblicato su "L'Azione" di domenica 13 agosto 2000)

 

    Tutto cominciò il secondo lunedì di aprile.
    Tobia si era alzato presto perché era il giorno dell’esperimento. Se non fosse arrivato a scuola puntuale almeno quella mattina, il direttore lo avrebbe sospeso.
    Mentre mangiava i cereali e si infilava le scarpe con le lucine, aveva sentito sua sorella che piangeva in salotto. - Hai acceso la tv? I cartoni sono sul due –
    Samantha aveva risposto frignando. Allora era corso a svegliare mamma e papà. Nella loro camera la tv era ancora accesa, ma non trasmetteva niente. La spegneva Tobia ogni mattina.
    - Samantha piange. Io vado. –
    - Sta attento per strada – biascicò sua madre senza aprire gli occhi.

    Mentre pedalava come un passista verso la scuola, aveva sentito un odore diverso nell’aria, come quando un motore elettrico si brucia. Schivati nonni, vigili e maestre, aveva incontrato Giulio, suo cugino, nel portone d’ingresso.
    – Il mio orologio-tv! Mehh! Non funziona! -
    Tobia si fece una bella risata, Giulio gli stava antipatico. Si vantava di tutto quello che i suoi genitori gli compravano.
    Dopo l’appello, le maestre li avevano portati nel salone. Il direttore, in giacca e cravatta, aveva spiegato: - Oggi faremo un importante esperimento. Attraverso un canale tv satellitare interattivo, saremo in collegamento con la scuola italiana "Little Italy" di Sidney, Australia. La nostra è la prima scuola del Veneto a farlo. Ecco i vostri compagni italiani dall’emisfero australe – aveva dichiarato soddisfatto, mentre premeva il pulsante del ricevitore. Ma non accadde nulla. Lo schermo era nero.
    - Cosa avete combinato! – gridò il direttore. – Chiamate il tecnico! -
    Arrivò Toni, con l’alito che sapeva di vino, e provò tutti i collegamenti e le spine. Non c’era niente da fare. Tutti tornarono in classe, mente si sentiva il direttore gridare dal suo ufficio.
    La maestra di ginnastica, per riempire la mattinata, li lasciò giocare in palestra. Invece, l’ultima ora, il maestro di matematica li portò in aula computer per la decima lezione di Internet "Collegarsi in rete". Ma, accesi i processori, si constatò che la rete non era accessibile.

    Cosa stava accadendo?
    I fatti di quella mattina erano stati solo il presagio di un catastrofico disastro. Un intero quartiere di Conegliano per ventidue giorni era rimasto senza telecomunicazioni. La tv non trasmetteva nessun canale, neppure la tv satellitare. La radio gracchiava rumori intraducibili. I telefoni cellulari erano inservibili. Perfino industrie e aziende agricole erano bloccate. L’unica fonte di notizie erano i giornali.
    Dopo qualche giorno un quotidiano nazionale scrisse che si era abbattuta sul quartiere "una tempesta magnetica ionizzante di origine climatico-industriale".

    Nelle prime due settimane si scatenò la follia.
    I signori Tommasi, che abitavano sopra l’appartamento di Tobia e in tanti anni non avevano mai fatto parlare di sé, litigavano ogni giorno. Di notte si sentivano colpi e tonfi e la mattina i due andavano a raccogliere i loro oggetti nel cortile del condominio.
    Il negozio di Hi-Fi era stato svaligiato una delle prima notti e, di mattina, prima che arrivasse la polizia, la gente si era presa quel che era rimasto. Lo stesso era toccato al noleggio video, ma di giorno, senza che i commessi potessero fermare la folla inferocita.
    La mamma di Tobia sbatteva i tappeti sul davanzale, ogni sera alle 21.00, in prima serata. Suo padre aveva preso un libro dallo scaffale, aveva soffiato via la polvere e si era messo a leggere. Samantha frignava continuamente.
    Alcune famiglie del condominio erano in lutto, abiti neri, occhiali da sole, salivano le scale appoggiandosi al muro e fermandosi spesso.
    Altri scendevano in strada, stavano in macchina col motore acceso, armeggiando col cellulare. I più coraggiosi andavano nei paesi vicini a telefonare davvero e poi lo raccontavano a tutti.

    La terza settimana fu la più buffa.
    Mamma e papà giocavano a carte. I Tommasi non facevano più baruffa e la notte si sentiva il loro letto che cigolava. Il direttore della scuola era impazzito. Durante la ricreazione un pallone gli era finito tra i piedi: invece di sgridare il ragazzino, si era tolto la giacca e si era messo a giocare.
    Nella casa di riposo "Maria Serena" gli anziani avevano cominciato a morire; senza tv non resistevano. Il parroco aveva deciso di fare tre messe al giorno e le morti erano diminuite, ma non bastava. Allora decise di scrivere a Paolo Limiti: – Lei è responsabile di tanto affetto e tanta dipendenza. Faccia qualcosa – E Paolo Limiti erano arrivato nel quartiere con lo studio-mobile, installato su tre Tir, e trasmetteva dal salone parrocchiale (nel resto d’Italia non si erano accorti del cambiamento). Ora gli anziani sopravvivevano.
    Quando non andava a vedere il set televisivo, Tobia andava allo stadio. Infatti tutte le sere si alternavano, in prima e seconda serata, tutte le squadre di calcio del rione: pulcini, juniores, seniores, la squadra dei pompieri, quella del seminario di Vittorio Veneto e perfino quelle femminili, squadre miste, tornei incrociati, work-session. In due settimane i gestori dello stadio avevano avuto lo stesso profitto degli ultimi dodici anni.
    Il sindaco era venuto nel quartiere tutte le sere. E il presidente del comitato di quartiere gli aveva strappato la licenza per una nuova sala cinematografica, attesa da vent’anni. Con un prestito straordinario dal Ministero per la protezione civile si progettò e avvio la costruzione di una multisala avveniristica.
    Le industrie chiudevano. C’erano poche macchine in giro, la gente camminava in mezzo alla strada. Le coppie si tenevano per mano e si fermavano sui marciapiedi per picchiarsi o per baciarsi.
    Nei parchi pubblici c’era così tanta folla che bisognava prenotare le panchine e i giochi per i bambini: dieci minuti costavano cinquanta Euro.
    Gli sportelli bancari di tutta la città avevano chiuso i battenti per sicurezza e per non andare in bancarotta. Interi condomini erano disabitati e alcun agenzie vendevano appartamenti agli stranieri, all’insaputa dei proprietari.
    La circonvallazione di Conegliano era silenziosa e senza traffico: non si riceveva nessuna stazione radiofonica né segnale per i cellulari. I semafori erano stati tolti, non servivano. E la giunta provinciale aveva fatto in modo che in pochi giorni si completasse la bretella autostradale Conegliano-Sacile, utilizzando squadre enormi di extracomunitari che lavoravano sotto il sole. Così tutto il traffico fu convogliato lì.

    Ma il ventiduesimo giorno la "tempesta magnetica ionizzante di origine climatico-industriale" cessò.
    Le tv trasmettevano, Samantha guardava i cartoni e non frignava più. Giulio, il cugino di Tobia, venne a scuola con una tv palmare satellitare della sesta generazione e il direttore inaugurò il collegamento con la scuola Little Italy di Sindey, Australia (ma si scoprì che laggiù nessun bambino voleva parlare l’italiano).
    Mamma e papà comprarono un nuovo divano, in cui sprofondavano ogni sera e i Tommasi non si sentivano più.
    Per parecchi mesi da quel giorno, nella casa di riposo non morì nessun anziano.

    Un pomeriggio di maggio Tobia scendeva le scale del condominio e incontrò Manuela. Lei lo salutò.
    Allora Tobia ebbe il coraggio di chiederle – Vuoi venire a giocare con me? –
    - Che giochi hai? –
    Tobia fu sincero – Ho pochi giochi. Ma in camera non ho la tv –
    - Mitico! – aveva canticchiato Manuela, gli aveva preso la mano e rideva, come solo le ragazzine bionde sanno fare.

Enrico M. Vaglieri

 

 

ultimo aggiornamento 08-Feb-2001

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