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Diadoco e i Vandali

 

Prossimamente pubblicherò per i tipi della Tre Dieci di Oderzo questo breve romanzetto storico-diattico per le scuole elementari.
Ne riferisco qui, per ora, solo il riassunto e l'inizio (provvisorio):

 

I Barbari e il Vescovo
(titolo provvisorio)

 

Nel 476 i feroci Vandali controllano tutto il Mediterraneo con la pirateria. I due imperi romani sono impotenti. Il Vescovo Diàdoco e suo nipote Michele vengono rapiti e portati a Cartagine. Michele durante il viaggio fa amicizia con un ragazzo Vandalo, lo aiuta e sarà ricambiato e in Africa compie una importante missione. Alla corte del crudele re Genserìco, assistono alla fine dell'impero [romano] d'occidente. Dopo alcuni mesi Diàdoco muore e, solo quando muore anche Genserìco, la vita di Michele ricomincia.

 

 

 

Capitolo Primo

MICHELE

 

Un brivido freddo mi percorse il corpo.

«Arrivano i Barbari!».

Il grido, lontano ma furioso, era venuto dalla parte nuova del monastero, dal portone o dal cortile grande dove vivevano i conversi e i popolani.

Dovetti posare le corde che stavo intrecciando e mi affacciai alla finestra della piccola cella, che il nonno mi aveva affidato. Guardai nel chiostro. C'era solo un monaco che camminava e meditava, con la testa piegata sul libro: non aveva sentito nulla.

Volevo uscire e parlare con qualcuno. Ma sapevo che non si poteva - per nessun motivo - infrangere la regola degli orari. Decisi di socchiudere la porta della cella e spiai il corridoio. Era deserto.

Forse mi ero sbagliato, forse la notizia non era grave...

 

All'ora nona c'era l'ufficio sacro in chiesa, io stavo con i monaci più giovani. Ne vidi alcuni parlottare e afferrai alcune parole: «... i Barbari...», «... la città a ferro e fuoco...» «...arrivano!», «Il monastero...».

Cosa stava succedendo?

Alla fine dell'ufficio, mi avvicinai a mio nonno, il Vescovo Diàdoco, che era il capo del monastero.

Prima che aprissi bocca, mi disse: «Michele, d'ora in poi non uscirai più dal monastero».

«Perché? Cos'è accaduto?».

«Una banda di Barbari è sbarcata vicino alla nostra capitale, Nicòpoli, l'ha assalita e saccheggiata».

«Nicòpoli è distante da noi...».

«Sì» e si era chinato su di me, «ma sono Vandali, comandati dal principe Unerìco, figlio del terribile Re Genserìco. Sono ariani e odiano i Vescovi cattolici. Forse si stanno dirigendo qui...».

 

Pensai che [per fortuna] i soldati dell'Imperatore in quel momento erano più di venti. Essi formavano il presidio militare del Vescovo [che lì era anche l’autorità civile]. Spesso si esercitavano con le lance e le spade, erano sempre di guardia e facevano giri di ronda nei dintorni del monastero.

Volevo chiedere notizie a Nicèforo, il capo delle guardie. Nicèforo aveva combattuto insieme con mio padre, era amico della mia famiglia; con lui ero arrivato al monastero, poche settimane prima, e con lui avrei dovuto tornare a casa, tra qualche giorno.

Ma ora, forse, avremmo dovuto cambiare programma...

 

Uscimmo dalla chiesa verso la parte nuova del monastero, che era separata dal resto del complesso da un ampio cortile lastricato con un grande pozzo. Intorno c'erano gli edifici più recenti e più bassi, con i magazzini, le stalle, la foresteria [alcuni li aveva fatti costruire proprio mio nonno]. Questa parte era sempre piena di vita.

La portineria, infatti, erano animata da gruppetti di persone che chiedevano informazioni: «Si vede niente là fuori?», «Che notizie arrivano?».

Una delle guardie mi disse che avrei trovato Nicèforo nella Sala del Capitolo. Essa era in fondo alla parte vecchia del monastero, molto seria e imponente, che era a due piani, riservata ai monaci, con il chiostro adiacente alla chiesa.

 

Mentre rientravo, Nìke fece sbucare la testa dal collo della mia tunica, era agitata: si contorceva e dimenava.

Me l'aveva regalata Nicèforo.

Capitolo Secondo

NÌKE

 

Quell'anno ero venuto a Fòtica con una simpatica compagna di viaggio.

Ma chissà dove mi avrebbe portato quel viaggio!

 

Ripensai alla festa. In maggio avevo compiuto dodici anni, il mio compleanno più bello.

Abitavo con gli zii a Tessalònica e con Zoe, la nutrice, da quando mia madre era morta, tre anni prima.

Mio padre era quasi sempre lontano, con le truppe, e in quel mese era a Costantinopoli. Ma tornò in tempo con Nicèforo.

Quando arrivavano insieme, era sempre un divertimento. Infatti, avevano un regalo prezioso. Un piccolo sacco di canapa che si agitava!

Ero felicissimo, ma avevo paura. Non sapevo che animale era, e, anche se sembrava piccolo, era molto vivace e lanciava strida acute che parevano fischi. Non li riconoscevo.

Aprii con attenzione il sacco e...

Una scimmietta grigia, alta mezzo piede, con la coda più lunga del corpo, si arrampicò velocissima sul mio braccio, si sedette sulla spalla e si strofinò sulla mia guancia.

Aveva un naso...

 

 

 

ultimo aggiornamento 08-Feb-2001

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